🧠 Neuroni tra le ruote – Fuori scaletta
Quelle due che mi hanno fatto venire il mal di testa
(e la voglia di capire)
Storia di due "maestre" che non ho mai smesso di ascoltare
Ci sono incontri che ti segnano.
Non servono chissà quali drammi o miracoli. A volte basta entrare per la prima volta in un’aula universitaria, sederti con l’ansia del “chi me l’ha fatto fare”, e trovarti davanti una professoressa elegante, sicura, che prende il gessetto e scrive alla lavagna:
Shannon e Weaver – Modello di comunicazione.
È stato il mio primo giorno all’università.
Lei era Donatella Pacelli. Io ero solo uno dei tanti, ma per me – lo confesso – è stata una folgorazione intellettuale.
Non avevo mai visto spiegare così bene qualcosa di così apparentemente astratto. Quelle frecce sulla lavagna, quel “rumore” che interferiva nel passaggio del messaggio, quel mittente e quel destinatario, mi hanno fatto venire un bel mal di testa. Ma anche una fame nuova: quella di capire. Di studiare non per dovere, ma per piacere. Per trovare un senso.
E così è cominciata una strada.
🎓 Donatella: la prima scintilla
La professoressa Pacelli non è stata solo una docente di sociologia. È stata, per molti di noi, una finestra spalancata sulla realtà.
Perché sì, parlava di teoria. Ma sapeva farla diventare carne e sangue. Portava dentro l’aula esempi reali, riflessioni acute, a volte provocatorie, sempre vive. Studiava (e studia ancora) la società, i media, il tempo, i simboli. E lo faceva senza mai far pesare il proprio ruolo.
Nel tempo ho continuato a seguirla, anche da lontano. È diventata una delle figure più autorevoli della sociologia italiana, oggi professoressa ordinaria alla LUMSA, presidente di comitati ministeriali e attivissima nel campo della comunicazione pubblica e della tutela dei minori.
Io, invece, sono rimasto il tipo del primo banco, quello che prende appunti e ogni tanto si distrae, ma che a quelle lezioni ci torna col pensiero.
🤝 Cristina: la guida
Poi c’è Cristina Marchetti. Con Cristina il rapporto è stato diverso, ma non meno profondo.
È stata la mia relatrice di tesi. Ma soprattutto, è stata presente anche dopo, in quel limbo dove molti professori si defilano. Lei no.
Quando ho cominciato a occuparmi di formazione nel settore sanitario, l’ho coinvolta nei miei corsi ECM per medici e operatori. E lei ha detto sì. È venuta, ha parlato, ha spiegato, con quella chiarezza rara che serve quando ci si trova davanti a platee stanche, pratiche, concrete. Quelle platee che hanno necessità dei crediti formativi per la loro professione.
Oggi Cristina è professoressa ordinaria di Sociologia politica alla Sapienza di Roma, e dirige un intero Dipartimento. Parla di Europa, di lobby, di opinione pubblica, ma anche – e sempre – di persone.
Di come funzioniamo, di come ci rappresentiamo, di come ci parliamo.
🙇 Perché scrivo tutto questo?
Perché in un tempo in cui sembra che tutti si siano fatti da soli, io voglio dire il contrario.
Io non mi sono fatto da solo. Ho avuto maestri, e maestre. Ho avuto la fortuna di sedermi ad ascoltare, di imparare da chi ne sapeva più di me e aveva voglia di trasmetterlo.
Scrivo queste righe per ringraziare. Perché se oggi provo a spiegare la comunicazione a chi mi ascolta in una piazza di paese, o in un’aula improvvisata, è anche grazie a quelle due donne che mi hanno fatto venire il mal di testa e la voglia di capire.
E anche se la vita mi ha portato lontano dai banchi universitari, non ho mai smesso di ascoltarle.
📍 P.S. A chi legge
Se sei capitato su questo blog e ti stai chiedendo perché parlo di “neuroni tra le ruote”, ora lo sai: è perché le idee vanno fatte camminare, anche se ogni tanto inciampano. E perché ogni pensiero che gira, ogni parola che pronuncio, ha una strada che parte da lontano.
Io su quella strada ci ho trovato Donatella e Cristina.

Commenti recenti