SiniS magazine 11 – Sport e promozione territoriale

SiniS magazine 11 – Sport e promozione territoriale

SiniS magazine nasce come strumento di promozione territoriale. Chi ci segue sa bene che lo scopo finale del nostro lavoro è quello di aumentare la visibilità per il nostro territorio, (Sinis e provincia di Oristano) favorendo l’economia e le aziende che in esso svolgono le loro attività produttive.

Oggi presentiamo non un’azienda vera e propria ma un persona, che porta in sè tutte le caratteristiche di conoscenza, di abilità e di voglia di fare che lo contraddistinguono.

Parliamo di sport e promozione territoriale con Gianni Lutzu:

MCScom: Parlaci di te Gianni, quale è la tua formazione e da dove nasce la tua passione per lo sport?

GL: Sono un sanverese nato in “continente”, nella Milano di metà anni 60 quando i miei genitori, così come per tanti sardi dell’epoca, migravano nella penisola e soprattutto verso Milano per questioni lavorative. Sono tornato nella magica isola quando avevo 6 anni e da allora non mi sono più allontanato se non per situazioni occasionali.

Dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo a San Vero Milis, ho poi conseguito il diploma di perito industriale capotecnico ad Oristano nei primi anni 80, in seguito con studi universitari presso l’ISEF a Cagliari ho completato la mia formazione. In famiglia ho respirato costantemente aria di sport e questo mi ha portato a credere e ad approfondire la cultura sportiva anche a livello accademico.

Sono stato un atleta sin da piccolo e la forte passione per il calcio mi ha dato opportunità di vivere ottime esperienze fino a raggiungere i massimi livelli dilettantistici.

Mi sono appassionato ovviamente a tante altre discipline sportive, che ho anche praticato negli anni, questo mi ha certamente arricchito  dandomi nel contempo  enormi gratificazioni.

 

MCScom: Quindi hai abbandonato le macchine a fluido e i motori endotermici per dedicarti alla complessa macchina umana. Lo Sport, oltre ad incrementare  e mantenere il benessere fisico può essere un mezzo per promuove il territorio?

GL: Ritengo giusto affermare che lo sport sia fortemente correlato al territorio, specie in quelle discipline che hanno valenza naturalistica o che in essa trovano l’habitat ideale.

Eventi motoristici come il Rally di Sardegna con il passaggio nella terra dei Giganti, i campionati internazionali di Motocross nel crossodromo di Riola Sardo, che per due mesi all’anno danno un forte impulso all’economia di tutto il territorio, i campionati italiani di surf sulle onde del mini capo a Mandriola e la coppa America di vela, purtroppo mancata a causa della pandemia, sono una espressione di binomio tra benessere economico del territorio e sport.

Esistono altre discipline, meno conosciute alla grande massa ma che negli ultimi anni stanno registrando un forte incremento di appassionati.

In questi ultimi 10 anni ho dato vita a tante iniziative sportive, laddove il territorio è diventato il teatro di diverse manifestazioni, molto apprezzate dagli sportivi, dagli spettatori e in modo particolare degli sponsor che con il loro intervento hanno contribuito a finanziare gli eventi, traendone evidenti ritorni in termini di immagine e di pubblicità.

Le più importanti iniziative sportive sono legate alle corse immerse nella natura, definite trail running, che vedono la  partecipazione di centinaia di atleti provenienti anche dall’estero, organizzate a ridosso del mare, lungo la costa sanverese del Sinis con i Trail running di Capo Mannu, con versione diurna e notturna, sulle dune sabbiose dell’entroterra del Sinis col Sinis nature Running e sotto l’immensa pineta di Is Arenas. Ho fatto correre migliaia di runners anche per oltre 50 km nei durissimi sentieri del Montiferru, innevati, col Montiferru Winter Trail e con i colori della primavera con l’Elighe Uttiosos spring trail. Con queste “diversità” gli atleti hanno potuto vivere fantastiche esperienze in ogni condizione metereologica: in estate col sole o con la luna, col freddo, la nebbia e anche con la neve.

Insomma, ho dato spazio a trail running per ogni stagione e ho potuto mostrare a tantissima gente quanto sia affascinante la natura e il territorio della penisola del Sinis e della provincia di Oristano.

 

MCScom: Una cosa entusiasmante, ma quali budget occorrono per un evento di successo a misura del nostro territorio e per favorire le aziende e gli sponsor interessati a questi eventi in Sardegna?

GL: Ci sono tantissimi aspetti da tenere in considerazione, quello della sicurezza, quello del pronto intervento medico, dislocato in vari punti del tracciato, quello della campagna pubblicitaria e quello della ricerca di partner economici. Occorre poi il personale addetto al percorso e ai punti ristoro, le figure che si occupano della segreteria pre-gara e quelle delle premiazioni. C’è poi chi si occupa di studiare i tracciati e renderli accessibili con la pulizia dei sentieri. Un evento che mette in movimento centinaia di persone e alcune di loro restano impegnate per 6- 8 mesi di preparativi.

Fondamentali sono poi le tantissime disponibilità di volontari che sostengono col loro contributo non economico la riuscita dell’evento. Per gli atleti non mancano i premi, non in denaro, ma rigorosamente prodotti doc sardi, con i pacchi gara che comprendono anche maglie tecniche commemorative.

Sintetizzando e quantificando, un evento ha un costo compreso tra 5.000 € di base fino anche a 20.000 € circa.

Promuovendo in modo deciso le bellezze territoriali che vanno oltre mare e spiagge, la Regione e gli enti pubblici periferici ne colgono ritorni di immagine importanti e per questi motivi contribuiscono in forme diverse patrocinando tutti i miei eventi.

Purtroppo, con la situazione pandemica, l’annata 2020 ha visto rinviare tutti questi eventi al 2021 sperando che la natura, quella meno aggressiva e pericolosa, possa regalare nuovi momenti di gioia e riempire il cuore, l’anima e gli occhi di tanti e tanti appassionati.

Un caro saluto a tutti i lettori del blog SiniS magazine.

Gianni Lutzu

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Sinis Magazine 10 – Sapiens, un solo pianeta

Sinis Magazine 10 – Sapiens, un solo pianeta

Sapiens, un solo pianeta – conduce Mario Tozzi

da un’idea di Mario Tozzi, Giovanna Ciorciolini e Riccardo Mazzon
un programma di Mario Tozzi, Alberto Puoti, Fosco d’Amelio, Fabrizio Giuseppe Giunta, Elisabetta Marino, Riccardo Mazzon e Stefano Varanelli
regia Luca Lepone

La puntata di ieri di Sapiens riprende una teoria di Tozzi e dei suoi autori, che già era stata espressa nella trasmissione televisiva di Rai3 “Terzo Pianeta – Atlantide” di sabato 8 dicembre 2007 sempre condotta condotta da Mario Tozzi (vedi SiniS magazine – Terzo Pianeta).

La cosa più sorprendente è che in seno alla trasmissione si vede chiaramente che le zone del Sinis sono tra le meno indagate dal punto di vista archeologico rispetto al resto della Sardegna, forse Tharros ha consumato tutte le energie umane ed economiche in tal senso, mettendo in luce solo la Sardegna Fenicia, Punica e Romana?
Molte delle aree individuate come archeologiche sono ancora inumate, nascoste.
Basti solo pensare che, dopo la sensazionale scoperta dei Giganti di Mont’e’ Prama, l’area nel Sinis di Cabras aspetta ancora la valorizzazione che meriterebbe in base all’enormità della scoperta archeologica che in essa è stata effettuata. Come sottolineato anche da Alberto Angela nella puntata dedicata ai giganti del 2019 e che ho ripreso nel blog SiniS magazine 8   Giganti e nuraghi, su questo sito.

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SiniS magazine 09 – San Martino

SiniS magazine 09 – San Martino

Un patrimonio ricco di scienza, microbiologia, storia, tradizioni e amore.

Vino da dessert tra i più rari al mondo, orgoglio dell’enologia nazionale.

Vino con uno stretto legame col territorio, simbolo della Sardegna.

Profumi e sapori custoditi da un mix di fattori ambientali, suolo e clima, un tempo usato per i riti divini, oggi il classico “vino da messa”.
Vitigno prettamente sardo, veniva coltivato già in epoca nuragica dagli Shardana (misteriosa stirpe guerriera).
Alcuni scrittori lo definirono “l’oro della Valle del Tirso”.
Proprio in queste terre, oggi ricoperte da vigneti sono state rinvenute le statue dei giganti de Mont’e Prama.
Attualmente la coltivazione del vitigno Vernaccia, che copre una superficie di circa inferiore a 400 ettari è pari al 2% sulla piattaforma ampelografica regionale.
Oggi risulta coltivata prevalentemente sulla riva destra del Tirso, sopratutto nell’area di Riola Sardo (183 ha), Cabras (51 ha) e S. Vero Milis (50 ha), mentre è quasi scomparsa da Oristano e Simaxis. Vitigno strettamente legato al territorio, dove il fiume Tirso e i suoi affluenti hanno preparato il letto ideale per la coltivazione. Parliamo del gregori e del bennaxi, terreni freschi a matrice limo-sabbiosa per il bennaxi e più ciottolosi e misti ad argilla per il gregori, ma anche sabbiosi di derivazione alluvionale e sedimentari, tendenzialmente calcarei per i suoli del Sinis che ospitano il Vernaccia.
Allevato inizialmente con sistema ad “alberello sardo”, oggi rivisto per una miglior comodità nella lavorazione col sistema a spalliera, la forma di allevamento è il guyot classico.
Oltre a essere simbolo del territorio il Vernaccia è anche simbolo di festa, nell’ Oristanese si dice che non è Sartiglia senza Vernaccia , dove il prottagonista principale di questo “rito”, Su Componidori, prima della vestizione brinda con un bicchiere di Vernaccia, il grande vino della Giudichessa Eleonora.
La vinificazione tipica in bianco inizia con una pressatura soffice, la resa in mosto è bassa, così come quella in uva (circa 50 q/ha) con variabilità data da clone e portinnesto, ma questo è compensato dalla grande finezza e nobiltà del prodotto.
La fermentazione prosegue ad opera del lievito più conosciuto al mondo, il Saccharomyces Cerevisiae .
A completa demolizione degli zuccheri si separa il materiale feccioso più pesante e si mette il vino in botti di castagno, che dovranno essere scolme per un terzo.
Da questo momento in poi l’affinamento è ad opera sempre del lievito Saccharomyces Cerevisiae ma che per adattarsi alle nuove condizioni del mezzo ha cambiato il suo metabolismo da anaerobico-fermentativo a aerobico-ossidativo. Questi lieviti, detti “filmogeni” creeranno un velo sulla superficie chiamato “flor” (fiore).
Il lento processo di affinamento fa si che il grado alcolico aumenti di 0,5-0,8 % vol. ogni anno, questa concentrazione dell’alcol è dovuta all’evaporazione dell’acqua che filtra attraverso i pori delle doghe e negli interstizzi delle doghe stesse.
Uve di qualità, nelle migliori annate acquisteranno il caratteristico “murruai”, un esplosione di profumi e sentori che richiama note speziate, sentori di mandorle, nocciole tostate, frutti essicati e miele amaro.
Il colore evolve dal giallo paglierino carico per vini giovani a giallo ambrato, ramato per vini con qualche anno sulle spalle.
In bocca vino di corpo , intenso  e leggermente amarognolo, complessità e armonicità unici.
Redatto a cura del Dott. Cristian Bellu, enologo e viticoltore di Riola Sardo.
SiniS magazine 8 – Giganti e Nuraghi

SiniS magazine 8 – Giganti e Nuraghi

La posizione geografica della penisola del Sinis garantisce un clima temperato e scorci di primavera anche a novembre, con temperature gradevoli che hanno consentito, a qualche coraggioso personaggio locale, di fare il bagno al mare anche nell’ultimo fine settimana appena trascorso.

Certo questo clima è l’attrattore ideale per i numerosi turisti che ancora sono presenti nel territorio. (basta notare le targhe dei van e dei camper che ancora sono presenti nei paesi e lungo le coste).

Certe volte “i residenti” non si rendono conto o hanno una percezione parziale di tanta bellezza e della fortuna di vivere in un luogo ameno.

Non solo bellezza naturale e clima mite, la penisola del Sinis è certamente stata culla di civiltà immensamente importanti ed evolute proprio per a causa della particolare posizione geografica e conformazione climatica.

L’altro giorno rivedendo la puntata sui giganti di Mont’e’ prama girata per la RAI da Alberto Angela  ho pensato a quanto la civiltà sarda sia stata trascurata e negletta da storici, archeologi, sociologi e antropologi. Angela stesso, che è molto preciso su ogni cosa, mostra per tre o quattro volte una sorta di timore reverenziale a voler esplicitare meglio la grandezza rappresentata dalle statue dei giganti, il mistero che con tutta evidenza racchiudono i molti particolari che compongono quei manufatti megalitici, fa solo un accenno al viso delle statue dei giganti e ai loro occhi concentrici e a quell’aspetto sicuramente “alieno” rispetto alle statue di pari età (tra i 900 e i 1400 anni avanti Cristo n.d.r.) nel resto del bacino del Mediterraneo.

Quando poi parla delle statuette della “Dea Madre” facendole risalire a più di 6000 anni fa (neolitico medio, in figura ritrovamento nel Sinis di Cabras – Cuccuru is arrius), allora un motto di orgoglio dovrebbe risalire dal profondo dell’anima di ogni sardo che ascolta e vede quelle immagini.

Quali altre “culture” erano tanto sviluppate 6000 anni orsono, da avere il culto e la venerazione per il corpo femminile? Quali altre civiltà celebravano la fertilità in questo modo così diretto e preciso senza passare da intercessione di “dei” o di forze occulte, ma riferendosi in modo così esplicito alla femminilità?  Cosa facevano i mesopotamici 6000 anni fa, e gli egizi?

Perché i libri di storia parlano delle piramidi dei faraoni e dei giardini pensili di Nabucodonosor (605 – 562 A.C.) e molto meno dei Nuraghi (1800-238 A.C. Lilliu et al) e della civiltà sarda?

Il Sinis è ricchissimo di zone archeologiche non indagate, un po’ più di attenzione ai nostri “tesori sepolti” e alle nostre bellezze naturali potrebbe essere utile ad incentivare l’immagine della Sardegna come vera culla delle civiltà mediterranee e come punto di interesse per gli amanti della cultura, dell’archeologia e della storia.

Senza trascurare mai le tradizioni popolari, il folk, il vino, la gastronomia e le discoteche smeraldine, animate da DJ tedeschi dai compensi faraonici 😉

SiniS magazine 7

SiniS magazine 7

Oggi puntualizziamo meglio la posizione geografica del Sinis a beneficio di tutti quelli che seguono la nostra “rivista digitale” anche fuori da questo territorio.

Dovete immaginare la penisola del Sinis come una grossa portaerei, ormeggiata proprio dove il campidano settentrionale si tuffa nel mare, con due “torri di volo” una all’estremo nord (Capo Mannu) e una a sud (Capo San Marco).

Oggi il “Sinis” è identificato come sub zona storico geografica della Sardegna centro occidentale.
I suoi confini nelle mappe sono formati dal territorio di Cabras, San Vero Milis, Riola Sardo Narbolia, Nurachi e Baratili San Pietro. Ma tempo fa si intendeva definire Sinis i territori confinanti a mare o agli stagni dei comuni elencati sopra. Per esempio, per “su Sinis de Santeru” o su “Sinis de Arriora” si intendevano i territori di questi paesi (San vero Milis e Riola Sardo) che confinavano con le zone marine e paludose.

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SiniS magazine 6

SiniS magazine 6

Il Sinis è una vera e propria miniera d’oro.

Ovunque ti sposti nel territorio, puoi trovare delle meraviglie naturali, storiche, artistiche e gastronomiche.

Che il mare del Sinis sia tra i più belli del Mediterraneo è un fatto assodato, ma la maggior parte dei visitatori e dei turisti ignora gran parte dei gioielli che la costa centro occidentale della Sardegna può offrire.
Il pane, i dolci tipici, il vino bianco “Vernaccia di Oristano” sono solo la punta di un immenso iceberg nascosto. Qui nel Sinis anche la frutta, la verdura e l’olio hanno un sapore indimenticabile.

Noi di “SiniS magazine” ci poniamo l’obiettivo di farvi conoscere ogni giorno una storia diversa.
Un luogo, un’azienda, una realtà turistica o culturale, tutto può essere raccontato e diffuso con il linguaggio del web e dei nuovi media.

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