Giganti, il restauro intelligente

Giganti, il restauro intelligente

In modo totalmente inusuale apro questo post con una mia idea.

Quanto sarebbe bello, produttivo e intelligente restaurare i Giganti di Monte Prama, in loco
e non a Cagliari al chiuso di un laboratorio!

Immaginate un bel locale adibito a laboratorio di restauro (gli spazi a Cabras non mancano) che fosse “chiuso” per ovvi motivi, ma visibile da parte del pubblico.
Un restauro da seguire in diretta con le webcam puntate sul laboratorio, spettatori paganti dal vivo che osservano i tecnici e gli archeologi operare giorno per giorno sulle statue dei giganti; come modello penso alle sale operatorie delle università o alla “chirurgia in diretta” che tante volte ho organizzato in sede di convegni medici, anche internazionali. (La tecnologia e le capacità non mancano).
Una teca gigante o un capannone finestrato (chiediamo agli architetti). Gli sponsor che contribuiscono al restauro aiutando il comune di Cabras a finanziare l’opera come capofila avrebbero un immenso ritorno di immagine e pubblicità, ma pare che anche le altre Amministrazioni comunali dei paesi del Sinis si stiano impegnando per evitare lo scippo (speriamo in modo tangibile e concreto).
L’idea proposta da MCScom è quella di trasformare il restauro dei giganti in un evento mediatico che coinvolga tutti, in primis i cittadini di Cabras e del Sinis, che dalla permanenza delle statue in loco hanno solo da guadagnare in termini di immagine, turismo e promozione territoriale.
Trasformare una diatriba, tra la Soprintendenza ai beni culturali e una intera comunità, in una nuova sfida di progresso e di benessere per un territorio che, in seguito al Covid ed altre sventure, ne ha profondo ed impellente bisogno.
Nei prossimi anni, con l’attenuarsi degli effetti del Covid in seguito alla campagna vaccinale, un intero territorio potrebbe beneficiare di un evento permanente come il restauro di questi splendidi manufatti megalitici.
Tutto il territorio e la costa del Sinis avrebbe benefici e visibilità e il Museo di Cabras avrebbe una ulteriore propulsione in termini di visite.

Alcune realtà imprenditoriali, come Sa Marigosa, azienda agroalimentare di Riola Sardo, che produce proprio nelle vicinanze del sito archeologico di Monte Prama, hanno già postato, nei giorni scorsi, il loro sostegno e il loro impegno su Facebook.
Anche alcuni proprietari di strutture ricettive-alberghiere hanno offerto il loro supporto per ospitare archeologi, tecnici e restauratori, pur di evitare lo scippo.

 

Intanto il Dott. Andrea Abis, primo cittadino di Cabras, assume una iniziativa severa ma giusta per evitare tensioni.
Con questi gesti molto concreti si evidenzia l’impegno e tanta buona volontà da parte di tutti!

 

 

Ieri alle ore 20.00 anche il TG1 della RAI, nella sua edizione più seguita, si è occupato dei Giganti del Sinis intitolando il servizio televisivo “I giganti contesi”.

Ma cerchiamo anche noi di capire cosa sta succedendo a Cabras e in tutto il Sinis questi giorni.

Seguendo questi link potete vedere gli approfondimenti:

Dall’UNIONE SARDA

Dalla Nuova Sardegna

Articoli tratti da TG1 Rai, Unione Sarda, La Nuova Sardegna e Link Oristano.
Le Immagini di testa e la copertina sono originali MCScom.

Zone umide del Sinis

Zone umide del Sinis

“Con il ‘Contratto delle zone umide marino-costiere’ dell’Oristanese, nell’ambito del progetto ‘Maristanis’, poniamo le condizioni per la tutela e la valorizzazione delle qualità ambientali e paesaggistiche e per una gestione integrata delle zone umide del Golfo di Oristano. Un accordo per la crescita dei territori che hanno deciso di puntare sulle peculiarità ambientali, anche come opportunità di sviluppo”.

Lo ha detto l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Gianni Lampis,

in occasione della firma, ad Oristano, sul documento sottoscritto da dieci comuni (Arborea, Arbus, Cabras, Guspini, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Vero Milis, Santa Giusta e Terralba), dal Consorzio di bonifica dell’Oristanese e dalla Provincia di Oristano. Alla presentazione dell’accordo, nel Chiostro del Carmine, era presente anche l’assessore dell’industria, Anita Pili.

Alla firma del contratto anche il Sindaco di Oristano Andrea Lutzu che ha espresso “grande soddisfazione per un progetto che si pone quale punto di partenza importante e che dimostra la grande unità e voglia di lavorare insieme dei Sindaci del territorio con Provincia, Regione e Consorzio di Bonifica. E’ un progetto nel quale primeggiamo come territorio ed è grande motivo di orgoglio. L’obiettivo è creare uno sviluppo economico importante basato sulle giuste e corrette politiche ambientali”.

“Il Contratto prevede una gestione integrata delle zone umide marino-costiere, che in Sardegna hanno un ruolo fondamentale, per arrivare ad una più efficace salvaguardia e tutela ambientale e ad un nuovo modello di sviluppo locale incentrato sulla qualità delle risorse ambientali e sulle peculiarità socioculturali del territorio” ha aggiunto l’assessore Lampis.

Il Programma d’azione, che costituisce la parte attuativa dell’accordo, è suddiviso in sette assi strategici: “governance” territoriale partecipata; miglioramento dello stato ecologico dei sistemi idrici; tutela della biodiversità e del capitale naturale; riqualificazione del paesaggio e valorizzazione del patrimonio culturale; green economy, modello di sviluppo del territorio sostenibile e responsabile; rafforzamento della resilienza al cambiamento climatico; comunicazione e sensibilizzazione ambientale.

 

“La Regione Sardegna intende promuovere l’uso sostenibile delle risorse costiere e la sensibilizzazione dei cittadini su valore, conservazione e tutela delle coste – ha evidenziato l’Assessore – Grazie al ‘Contratto’ si potranno promuovere politiche di sostenibilità ambientale compatibili con quelle di sviluppo del territorio, fornire soluzione concrete per l’adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso la gestione e la conservazione degli ecosistemi marino-costiere, e realizzare un modello di sviluppo economico e sociale innovativo, basato sulla tutela delle risorse ambientali e la promozione di buone pratiche di green e blue economy”.

 

“La possibilità di coinvolgere i soggetti privati è importante anche nell’ottica della realizzazione di un marchio che contraddistingua le produzioni tipiche del territorio. Tra gli obiettivi c’è anche una sfida che ha una particolare valenza culturale: creare il primo golfo in Sardegna dove sia bandita la plastica monouso. Azione fondamentale per contribuire a combattere l’inquinamento delle nostre acque e che presto dovrà essere estesa a tutta l’Isola”, ha concluso l’assessore regionale.

Tratto dal sito del Comune di Oristano del 05/02/2021 https://www.comune.oristano.it/oristano/opencms/it/il-comune-informa/notizie/notizia/Firmato-a-Oristano-il-contratto-delle-zone-umide-marino-costiere/

Le foto aggiunte all’articolo (Salina di Sal’ ‘e procus) e la copertina sono di MCScom

 

SiniS magazine 15 Motorsport e Watersport nel Sinis

SiniS magazine 15 Motorsport e Watersport nel Sinis

Domani, sabato 12 dicembre 2020 sarà data luce verde per il campionato italiano di Kitesurf a Capo Mannu nel Sinis di San Vero Milis.

Dopo rinvii e lunghe attese a causa della nota situazione sanitaria, finalmente il primo di dicembre è iniziato il Waiting Period del Campionato Italiano Assoluto 2020 di Kite Wave, organizzato dalla CKI (Classe Kiteboard Italia) sotto l’egida della FIV – Federazione Italiana Vela, che si concluderà il 31 di questo mese. 32 atleti avranno la possibilità di sfidarsi nella lotta al titolo tricolore che si svolgerà in una zona del Sinis a noi particolarmente cara, in grado di competere senza timori con gli altri hot spot oceanici: Capo Mannu, nel Comune di San Vero Milis (OR) è di nuovo protagonista in un altro evento dedicato agli sport acquatici. Dopo sagre e competizioni internazionali sospese per la pandemia domani vedremo un scampolo di luce in fondo al tunnel con questa prestigiosa competizione.

 foto MCScom.it 

A proposito di competizioni prestigiose vi informiamo che è stato stilato il calendario nazionale motocross per la stagione sportiva 2021.

Nel Sinis presso il crossodromo di Riola Sardo si apre e si chiude la stagione 2021 del calendario FIM. La stagione si aprirà con l’evento organizzato dal M.C. Motor School Riola in data 21/02/2021 si disputerà al “Riola Sand” la prima prova del Campionato Internazionale d’Italia di Motocross, il campionato proseguirà con altre due tappe ad Alghero e a Mantova.

Ma non è finita qui, come vi ho annunciato nel numero di SiniS magazine,  del 3 dicembre, la stagione organizzata dalla FIM per il motocross si concluderà in grande stile con il Campionato delle Nazioni Europee che quest’anni si svolgerà a Riola Sardo il dal 1 al 3 ottobre 2021.
L’evento di rilievo europeo sarà sempre organizzato M.C. Motor School Riola.

copertina SiniS magazine del 3/12/2020

Il Sinis dunque ancora protagonista di raduni sportivi a livello nazionale ed internazionale, non dimentichiamo che sulle acque del fiume “Riu di Mare Foghe” a Riola Sardo si è preparato anche il canoista olimpionico Manfredi Rizza guidato dal tecnico Oristanese Stefano Loddo che ha svolto nel Sinis un periodo di allenamento in preparazione delle olimpiadi di Tokio 2020.

Seguite i link ai siti ufficiali per maggiori dettagli.

Sinis Magazine 10 – Sapiens, un solo pianeta

Sinis Magazine 10 – Sapiens, un solo pianeta

Sapiens, un solo pianeta – conduce Mario Tozzi

da un’idea di Mario Tozzi, Giovanna Ciorciolini e Riccardo Mazzon
un programma di Mario Tozzi, Alberto Puoti, Fosco d’Amelio, Fabrizio Giuseppe Giunta, Elisabetta Marino, Riccardo Mazzon e Stefano Varanelli
regia Luca Lepone

La puntata di ieri di Sapiens riprende una teoria di Tozzi e dei suoi autori, che già era stata espressa nella trasmissione televisiva di Rai3 “Terzo Pianeta – Atlantide” di sabato 8 dicembre 2007 sempre condotta condotta da Mario Tozzi (vedi SiniS magazine – Terzo Pianeta).

La cosa più sorprendente è che in seno alla trasmissione si vede chiaramente che le zone del Sinis sono tra le meno indagate dal punto di vista archeologico rispetto al resto della Sardegna, forse Tharros ha consumato tutte le energie umane ed economiche in tal senso, mettendo in luce solo la Sardegna Fenicia, Punica e Romana?
Molte delle aree individuate come archeologiche sono ancora inumate, nascoste.
Basti solo pensare che, dopo la sensazionale scoperta dei Giganti di Mont’e’ Prama, l’area nel Sinis di Cabras aspetta ancora la valorizzazione che meriterebbe in base all’enormità della scoperta archeologica che in essa è stata effettuata. Come sottolineato anche da Alberto Angela nella puntata dedicata ai giganti del 2019 e che ho ripreso nel blog SiniS magazine 8   Giganti e nuraghi, su questo sito.

(altro…)

SiniS magazine 09 – San Martino

SiniS magazine 09 – San Martino

Un patrimonio ricco di scienza, microbiologia, storia, tradizioni e amore.

Vino da dessert tra i più rari al mondo, orgoglio dell’enologia nazionale.

Vino con uno stretto legame col territorio, simbolo della Sardegna.

Profumi e sapori custoditi da un mix di fattori ambientali, suolo e clima, un tempo usato per i riti divini, oggi il classico “vino da messa”.
Vitigno prettamente sardo, veniva coltivato già in epoca nuragica dagli Shardana (misteriosa stirpe guerriera).
Alcuni scrittori lo definirono “l’oro della Valle del Tirso”.
Proprio in queste terre, oggi ricoperte da vigneti sono state rinvenute le statue dei giganti de Mont’e Prama.
Attualmente la coltivazione del vitigno Vernaccia, che copre una superficie di circa inferiore a 400 ettari è pari al 2% sulla piattaforma ampelografica regionale.
Oggi risulta coltivata prevalentemente sulla riva destra del Tirso, sopratutto nell’area di Riola Sardo (183 ha), Cabras (51 ha) e S. Vero Milis (50 ha), mentre è quasi scomparsa da Oristano e Simaxis. Vitigno strettamente legato al territorio, dove il fiume Tirso e i suoi affluenti hanno preparato il letto ideale per la coltivazione. Parliamo del gregori e del bennaxi, terreni freschi a matrice limo-sabbiosa per il bennaxi e più ciottolosi e misti ad argilla per il gregori, ma anche sabbiosi di derivazione alluvionale e sedimentari, tendenzialmente calcarei per i suoli del Sinis che ospitano il Vernaccia.
Allevato inizialmente con sistema ad “alberello sardo”, oggi rivisto per una miglior comodità nella lavorazione col sistema a spalliera, la forma di allevamento è il guyot classico.
Oltre a essere simbolo del territorio il Vernaccia è anche simbolo di festa, nell’ Oristanese si dice che non è Sartiglia senza Vernaccia , dove il prottagonista principale di questo “rito”, Su Componidori, prima della vestizione brinda con un bicchiere di Vernaccia, il grande vino della Giudichessa Eleonora.
La vinificazione tipica in bianco inizia con una pressatura soffice, la resa in mosto è bassa, così come quella in uva (circa 50 q/ha) con variabilità data da clone e portinnesto, ma questo è compensato dalla grande finezza e nobiltà del prodotto.
La fermentazione prosegue ad opera del lievito più conosciuto al mondo, il Saccharomyces Cerevisiae .
A completa demolizione degli zuccheri si separa il materiale feccioso più pesante e si mette il vino in botti di castagno, che dovranno essere scolme per un terzo.
Da questo momento in poi l’affinamento è ad opera sempre del lievito Saccharomyces Cerevisiae ma che per adattarsi alle nuove condizioni del mezzo ha cambiato il suo metabolismo da anaerobico-fermentativo a aerobico-ossidativo. Questi lieviti, detti “filmogeni” creeranno un velo sulla superficie chiamato “flor” (fiore).
Il lento processo di affinamento fa si che il grado alcolico aumenti di 0,5-0,8 % vol. ogni anno, questa concentrazione dell’alcol è dovuta all’evaporazione dell’acqua che filtra attraverso i pori delle doghe e negli interstizzi delle doghe stesse.
Uve di qualità, nelle migliori annate acquisteranno il caratteristico “murruai”, un esplosione di profumi e sentori che richiama note speziate, sentori di mandorle, nocciole tostate, frutti essicati e miele amaro.
Il colore evolve dal giallo paglierino carico per vini giovani a giallo ambrato, ramato per vini con qualche anno sulle spalle.
In bocca vino di corpo , intenso  e leggermente amarognolo, complessità e armonicità unici.
Redatto a cura del Dott. Cristian Bellu, enologo e viticoltore di Riola Sardo.
SiniS magazine 8 – Giganti e Nuraghi

SiniS magazine 8 – Giganti e Nuraghi

La posizione geografica della penisola del Sinis garantisce un clima temperato e scorci di primavera anche a novembre, con temperature gradevoli che hanno consentito, a qualche coraggioso personaggio locale, di fare il bagno al mare anche nell’ultimo fine settimana appena trascorso.

Certo questo clima è l’attrattore ideale per i numerosi turisti che ancora sono presenti nel territorio. (basta notare le targhe dei van e dei camper che ancora sono presenti nei paesi e lungo le coste).

Certe volte “i residenti” non si rendono conto o hanno una percezione parziale di tanta bellezza e della fortuna di vivere in un luogo ameno.

Non solo bellezza naturale e clima mite, la penisola del Sinis è certamente stata culla di civiltà immensamente importanti ed evolute proprio per a causa della particolare posizione geografica e conformazione climatica.

L’altro giorno rivedendo la puntata sui giganti di Mont’e’ prama girata per la RAI da Alberto Angela  ho pensato a quanto la civiltà sarda sia stata trascurata e negletta da storici, archeologi, sociologi e antropologi. Angela stesso, che è molto preciso su ogni cosa, mostra per tre o quattro volte una sorta di timore reverenziale a voler esplicitare meglio la grandezza rappresentata dalle statue dei giganti, il mistero che con tutta evidenza racchiudono i molti particolari che compongono quei manufatti megalitici, fa solo un accenno al viso delle statue dei giganti e ai loro occhi concentrici e a quell’aspetto sicuramente “alieno” rispetto alle statue di pari età (tra i 900 e i 1400 anni avanti Cristo n.d.r.) nel resto del bacino del Mediterraneo.

Quando poi parla delle statuette della “Dea Madre” facendole risalire a più di 6000 anni fa (neolitico medio, in figura ritrovamento nel Sinis di Cabras – Cuccuru is arrius), allora un motto di orgoglio dovrebbe risalire dal profondo dell’anima di ogni sardo che ascolta e vede quelle immagini.

Quali altre “culture” erano tanto sviluppate 6000 anni orsono, da avere il culto e la venerazione per il corpo femminile? Quali altre civiltà celebravano la fertilità in questo modo così diretto e preciso senza passare da intercessione di “dei” o di forze occulte, ma riferendosi in modo così esplicito alla femminilità?  Cosa facevano i mesopotamici 6000 anni fa, e gli egizi?

Perché i libri di storia parlano delle piramidi dei faraoni e dei giardini pensili di Nabucodonosor (605 – 562 A.C.) e molto meno dei Nuraghi (1800-238 A.C. Lilliu et al) e della civiltà sarda?

Il Sinis è ricchissimo di zone archeologiche non indagate, un po’ più di attenzione ai nostri “tesori sepolti” e alle nostre bellezze naturali potrebbe essere utile ad incentivare l’immagine della Sardegna come vera culla delle civiltà mediterranee e come punto di interesse per gli amanti della cultura, dell’archeologia e della storia.

Senza trascurare mai le tradizioni popolari, il folk, il vino, la gastronomia e le discoteche smeraldine, animate da DJ tedeschi dai compensi faraonici 😉