La posizione geografica della penisola del Sinis garantisce un clima temperato e scorci di primavera anche a novembre, con temperature gradevoli che hanno consentito, a qualche coraggioso personaggio locale, di fare il bagno al mare anche nell’ultimo fine settimana appena trascorso.

Certo questo clima è l’attrattore ideale per i numerosi turisti che ancora sono presenti nel territorio. (basta notare le targhe dei van e dei camper che ancora sono presenti nei paesi e lungo le coste).

Certe volte “i residenti” non si rendono conto o hanno una percezione parziale di tanta bellezza e della fortuna di vivere in un luogo ameno.

Non solo bellezza naturale e clima mite, la penisola del Sinis è certamente stata culla di civiltà immensamente importanti ed evolute proprio per a causa della particolare posizione geografica e conformazione climatica.

L’altro giorno rivedendo la puntata sui giganti di Mont’e’ prama girata per la RAI da Alberto Angela  ho pensato a quanto la civiltà sarda sia stata trascurata e negletta da storici, archeologi, sociologi e antropologi. Angela stesso, che è molto preciso su ogni cosa, mostra per tre o quattro volte una sorta di timore reverenziale a voler esplicitare meglio la grandezza rappresentata dalle statue dei giganti, il mistero che con tutta evidenza racchiudono i molti particolari che compongono quei manufatti megalitici, fa solo un accenno al viso delle statue dei giganti e ai loro occhi concentrici e a quell’aspetto sicuramente “alieno” rispetto alle statue di pari età (tra i 900 e i 1400 anni avanti Cristo n.d.r.) nel resto del bacino del Mediterraneo.

Quando poi parla delle statuette della “Dea Madre” facendole risalire a più di 6000 anni fa (neolitico medio, in figura ritrovamento nel Sinis di Cabras – Cuccuru is arrius), allora un motto di orgoglio dovrebbe risalire dal profondo dell’anima di ogni sardo che ascolta e vede quelle immagini.

Quali altre “culture” erano tanto sviluppate 6000 anni orsono, da avere il culto e la venerazione per il corpo femminile? Quali altre civiltà celebravano la fertilità in questo modo così diretto e preciso senza passare da intercessione di “dei” o di forze occulte, ma riferendosi in modo così esplicito alla femminilità?  Cosa facevano i mesopotamici 6000 anni fa, e gli egizi?

Perché i libri di storia parlano delle piramidi dei faraoni e dei giardini pensili di Nabucodonosor (605 – 562 A.C.) e molto meno dei Nuraghi (1800-238 A.C. Lilliu et al) e della civiltà sarda?

Il Sinis è ricchissimo di zone archeologiche non indagate, un po’ più di attenzione ai nostri “tesori sepolti” e alle nostre bellezze naturali potrebbe essere utile ad incentivare l’immagine della Sardegna come vera culla delle civiltà mediterranee e come punto di interesse per gli amanti della cultura, dell’archeologia e della storia.

Senza trascurare mai le tradizioni popolari, il folk, il vino, la gastronomia e le discoteche smeraldine, animate da DJ tedeschi dai compensi faraonici 😉