Oggi puntualizziamo meglio la posizione geografica del Sinis a beneficio di tutti quelli che seguono la nostra “rivista digitale” anche fuori da questo territorio.

Dovete immaginare la penisola del Sinis come una grossa portaerei, ormeggiata proprio dove il campidano settentrionale si tuffa nel mare, con due “torri di volo” una all’estremo nord (Capo Mannu) e una a sud (Capo San Marco).

Oggi il “Sinis” è identificato come sub zona storico geografica della Sardegna centro occidentale.
I suoi confini nelle mappe sono formati dal territorio di Cabras, San Vero Milis, Riola Sardo Narbolia, Nurachi e Baratili San Pietro. Ma tempo fa si intendeva definire Sinis i territori confinanti a mare o agli stagni dei comuni elencati sopra. Per esempio, per “su Sinis de Santeru” o su “Sinis de Arriora” si intendevano i territori di questi paesi (San vero Milis e Riola Sardo) che confinavano con le zone marine e paludose.

Le sub zone della Sardegna non hanno riscontro burocratico o valore giuridico, ma certe volte possono dare il nome a raggruppamenti di enti sovracomunali, come i GAL o le unioni dei comuni.

Un tempo la penisola del Sinis, come la maggior parte della pianura del Campidano era il granaio di Roma imperiale. Le produzioni cerealicole e l’olio erano conosciute e esportate in tutto il bacino del mediterraneo anche prima dell’impero romano, come testimonia la citta portuale di Tharros (frequentata da punici, fenici e cartaginesi) e i tanti ritrovamenti dei relitti  delle galee romane a largo di Capo Mannu e tutto intorno all’isola di “Malu entu” (Vento cattivo, linguisticamente distorta in Mal di ventre).

Fino agli anni 80 del secolo scorso, le stoppie residue della coltivazione di grano e orzo, divenivano il pasto per migliaia di greggi che pascolavano nei terreni appena mietuti, alimentandosi dei residui delle messi e concimando in modo naturale i terreni (agricoltura biologica vera). I proprietari delle greggi dei paesi limitrofi erano felici perché il bestiame si ingrassava bene e avrebbe vissuto di rendita per tutto l’inverno. I contadini ricevevano l’affitto in danaro ma spesso anche con carni o formaggi. Il vantaggio era reciproco. E i terreni sicuramente necessitavano di meno concimi artificiali.

Questa è la prima parte degli articoli che dedicheremo all’identificazione geografica, ma non solo, del Sinis.

Posizione si Google Maps:

https://goo.gl/maps/WfC8cHs4V42QGod79